Miti di Citera

Storia di Citera

Tra leggende e schiuma: i miti di Citera visti con gli occhi degli antichi

Quando arrivi a Kythira, non metti piede semplicemente su un’altra isola. Metti piede in una fiaba vivente. L’ho capito bene la mia prima sera ad Avlemonas, mentre ascoltavo un pescatore del posto, con il viso scavato dal sale, indicarmi il mare. “Qui, figlia mia”, mi disse, “non si nuota soltanto. Qui è nata la bellezza del mondo.”

In seguito, consultando la guida turistica kithera.gr, ho capito che queste storie degli anziani non sono semplici leggende per turisti. Sono l’anima stessa di Tsirigos.

Η Αφροδίτη και το Μυστικό της Παλαιόπολης

Gli anziani di Citera lo dicono con orgoglio: Afrodite non scelse la loro isola per caso. Secondo Esiodo, quando Crono mutilò Urano, i suoi genitali caddero in mare. Dalla bianca schiuma che si formò, nacque la dea dell’Amore.

Se andate sulla spiaggia di Paleopolis, dove kithera.gr vi guida alla scoperta della pace assoluta, sentirete questa energia. Gli anziani raccontano che quando soffia un forte vento da sud e le onde si infrangono impetuosamente, chiudendo gli occhi si può ancora udire il canto delle Nereidi che accoglievano la dea prima della sua partenza per Cipro.

La bella Elena e il rifugio degli innamorati

Un’altra storia sussurrata nei cortili di Citera, tra i gerani e il caffè greco, riguarda la coppia più famosa dell’antichità: Paride e la bella Elena.

Quando furono rapiti da Sparta, braccati e pieni di passione, trovarono rifugio a Citera. Si narra addirittura che abbiano costruito un tempio dedicato ad Afrodite per compiacerla. Gli abitanti del luogo credono che il loro passaggio abbia lasciato sull’isola un’aura di romanticismo perenne. Non a caso, kithera.gr raccomanda Citera come meta ideale per gli innamorati; l’isola porta con sé la benedizione – o la maledizione – dell’amore assoluto fin dall’antichità.

Fate ed elfi nei ruscelli di Mylopotamos

«Non attraversare i ruscelli quando tramonta il sole», mi aveva detto una nonna nel caffè di Mylopotamos, anche se la giornata sembrava ideale per una passeggiata. Gli anziani dell’isola nutrono una profonda fede nelle fate e negli elfi, creature che non appartengono al mondo dei mortali.

Presso la cascata di Fonissa, dove l’acqua scorre impetuosa tra i platani, gli abitanti del luogo giuravano che le fate si radunassero la sera per lavare i loro lunghi capelli setosi. Dicevano che le loro risate suonavano come il gorgoglio dell’acqua e che ogni uomo che capitava di vederle ne rimaneva talmente incantato da rimanere senza parole o impazzire di lussuria.

Ma anche nei passaggi bui degli antichi mulini ad acqua, le leggende narrano di elfi e folletti dispettosi provenienti dagli inferi che rubavano la farina ai mugnai e impigliavano le corde degli animali. Se trovate il sentiero che conduce al burrone, percorretelo con rispetto; gli abitanti del luogo credono che la magia di queste creature sopravviva all’ombra degli alberi.

I segreti delle grotte

Questa energia ultraterrena si sprigiona anche nel sottosuolo. La grotta di Agia Sophia a Mylopotamos cela i suoi sussurri metafisici. Gli antichi credevano che le stalattiti e le stalagmiti non fossero semplici rocce, ma esseri mitici ed elfi plasmati dagli incantesimi degli stregoni della terra per proteggere i segreti dell’isola dagli spiriti maligni.

I fantasmi dei villaggi abbandonati

Villaggi kallisperiani di Citera

A Citera ci sono villaggi semidiroccati, come se fossero stati abbandonati in fretta, lasciandosi alle spalle qualcosa di intangibile. In uno di questi luoghi, qualcuno mi ha sussurrato: “Non tutti se ne sono andati…”. Le storie parlano di ombre che camminano di notte, di luci che si accendono senza motivo, di voci che sembrano il vento, ma non lo sono. Non sono storie dell’orrore. Sono storie di memoria. Gli anziani non hanno paura di questi “fantasmi”. Li rispettano. Perché sanno che fanno parte del luogo, proprio come loro stessi.

Il tesoro che non è mai stato trovato

In un’altra storia, ho sentito parlare di un tesoro nascosto, sepolto da qualche parte tra le rocce e il mare. Si dice che dei pirati lo abbiano lasciato lì, con l’intenzione di tornare. Non lo fecero mai. Molti cercarono di trovarlo. Nessuno ci riuscì. “Perché?” chiesi. La risposta fu semplice: “Perché non è lì per essere trovato”. A Citera, alcuni miti non esistono per essere svelati, ma per tenerti sveglio, per ricordarti che non puoi spiegare tutto.

L’isola che ricorda

Se ho imparato qualcosa da questi racconti, è che Citera non è solo una meta turistica. È un organismo vivente della memoria. I miti non appartengono al passato. Vivono nelle persone che li raccontano, nel modo in cui guardano il mare, nel modo in cui tacciono quando cala la notte. Sono ormai entrati a far parte della storia di Citera.
E forse questa è la cosa più importante: non importa se i miti sono veri.
Ciò che conta è che la gente continui a crederci, o almeno a crederci. Loro raccontano. Perché finché esisteranno storie, Citera rimarrà qualcosa di più di un’isola. Sarà un luogo tra il reale e l’invisibile. Un luogo che, se ascolterete attentamente, parlerà anche a voi.

Non solo vedi Kythera, ma la senti, la percepisci e la sogni. E come mi disse quel pescatore di Avlemonas: “Chi beve l’acqua di Tsirigos non dimentica mai la strada del ritorno”.